Dostoevskij diceva 'Se dio non esiste tutto è concesso'. Io appartengo a quella generazione di mezzo, o generazione a cavallo, dove il rapporto con la chiesa, la religione, le scuole cattoliche, gli scout e i lupetti era abbastanza normale e radicato. Sono stato dalle suore, poi ho fatto il lupetto e poi ho transitato brevemente dai jesuiti, e tutto questo non mi hanno reso un cattolico fervente, pro vita, bacia pile e bigotto moralista. Anzi sono affascinato dal buddismo, i miei rivoluzionari preferiti sono Ghandi e San Francesco, non credo assolutamente all'istituzione della chiesa e del suo sistema organizzativo, trovo la figura del Papa presuntuosa, sono stato e sono tuttora anche se in maniera diversa anticlericale, penso che la presenza della chiesa in Italia sia fonte di molti dei nostri mali, ma una cosa gliela devo, mi hanno inculcato il senso di colpa.
Eh già, quel maledetto senso di colpa, quella sensazione forte di sapere che si sta facendo qualcosa di sbagliato e che qualcuno o qualcosa se ne accorgera e non ci sara più scampo per noi e saremo dannati agli inferi per i resto dei nostri giorni. Ora non volevo essere cosi drammatico ma la teatralità ha preso per un attimo il sopravvento. Comunque, si, sono cresciuto con quel senso di colpa che la nostra religione ci inculca, che ha inculcato ai miei, che a loro volta lo hanno riinculcato a me. Nel corso della mia adolescenza ho cercato piu volte di ripudiarlo, ma non ci sono riuscito, ora con il senno di poi e dopo un lungo lavoro di introspezione per potermene liberare, vi dico con gioia che sono contento di essere cresciuto con quel senso di colpa, ne sono contento perche in età adolescenziale mi ha sicuramente salvato da molte tentazione che non sarei stato in grado di gestire, di riconoscere e di vivere appropriatamente, mi ha salvato da molte cose di cui credo mi pentirei e ne sono grato perche in verità mi ha reso quelloche sono ora.
Nella fase più delicata della nostra vita, nel momento della nostra formazione, quando la maggior parte del tempo lo passiamo tra la scuola e la famiglia, i due centri di insegnamento, avere un freno, che ti pospone il contatto con tutte le tentazioni di questo mondo potra sembrare antiquato, poco moderno e anche sbagliato, ma quando vedo le generazioni odierne che non hanno nessuna conoscenza della differenza tra bene e male tra giusto e sbagliato e tra ciò che si può fare e ciò che in verità è vietato, mi rendo conto che senza punti di riferimento, senza divieti, senza una morale giusta o sbagliata che sia e senza la consapevolezza della punizione si va allo sbando e si vive come bruti, come scimmie egoistiche e assasine.
In giovane età trovo che sia fondamentale dover vivere con delle regole ben definite e che solo con il crescere ognuno sara libero poi di emanciparsi come meglio crede. Ma la sovraesposizione di messaggi consumistici pregni di sessualità e di egoismo a cui sono sottoposti in futuro crera le basi per una società incivile. Qello che manca in questo momento di grosso individualismo, è l'unica cosa che gli individui dovrebbero affrontare quotidianamente: il senso di responsabilità, responsabilità per tutto cio che facciamo, responasibilità per le nostre azioni, le nostre parole e i nostri gesti. Se neanche Dio è ormai in grado di giudicarci allora CHI?
Conversavo anni fa con un mio amico inglese delle differenze tra la cultura italiana e quella anglosassone. Uscì fuori un'analisi molto cruda e interessante: noi italiani siamo "intrisi" di cultura cattolica. Anche se lo neghiamo, lo rifuggiamo partiamo da quell'ambiente cattolico che ci ha cresciuto. Come allontanarsi da un punto nello spazio per tracciare una retta: la retta comunque contiene quel punto. E lui era invece rispetto a me una retta parallela, che partiva da presupposti diversi. Avevo venticinque anni e vedevo in lui un esempio, il simbolo della libertà, della liberazione da meccanismi imposti. Lui e i suoi amici hanno ora circa quaranta anni: storie di droga, depressione, sbando, poche le vittorie nella vita, nessuno scopo se non materiale e immediato. Ci teniamo in contatto da anni e non mi hanno più proposto quell'argomento, quel confronto. E' proprio necessario prendere ad esempio modelli di cultura esteri, togliendo ogni valore ai nostri?
RispondiElimina