2 mag 2010

UN ILLUMINATO TRA MILIONI



Da dove prendo spunto per questa riflessione porà sembrare assurdo, ma dato che io ragiono per principi, in cui cambiando i valori dei fattori di un equazione si avranno risultati diversi, ma il metodo con cui si arriva a quel risultato rimane sempre lo stesso. Il cambiamento di rotta di Gianfranco Fini in linea di principio, è anche condivisibile, le motivazioni per cui la stia portando avanti ci rimarrano comunquesia sconosciute. Ora non fraintendetemi, dal titolo di certo non voglio sostenere che Fini sia un illuminato, ma è interessante notare che l'idea del singolo, buona o meno che sia, poi si debba scontrare con l'applicazione di questa ad altri che la devono abbracciare, condividere, e infine portarla avanti per uno scopo che esula dalla nostra sfera personale, ma per un proggetto più ampio, parafrasando la nostra adorata religione, per un proggetto divino. Ora, i suoi seguaci avendo visto che l'applicazione del suo dissenso alle volonta del nostro oligarca, non portavano risultati sicuri e che il rischio di rimetterci credibilità, ma sopratutto il rischio di poter perdere influenza politica personale e posizioni di potere rilevanti, ha fatto mettere in discusione il principio stesso della rivolta. Da qui come sempre ho fatto kilometri di pensieri e sono arrivato fino al Buddah, che dopo un lungo percorso di conoscenza, di viaggi e di meditazione, arriva a determinate conclusioni, e ci offre un sistema di vita basato su pochi principi semplici. Dopo la sua morte e messo per iscritto tutto quello che lui aveva tramandato solo oralmente, incominciano le correnti, le revisioni, le scissioni, e le diverse interpretazioni del suo pensiero. Stessa cosa succede al povero Jesu, che in fondo ci tramanda cose molto simili a quelle che il Buddah predicava secoli prima, con l'unica differenza che non dobbiamo fare un percorso personale per arrivare all'illuminazione, ma ci e sufficente seguire delle regole di buona condotta per avere un posto nell'aldilà. Anche qui si incominciano a scrivere vangeli, si danno interpetazioni al suo pensiero, si incomincia a pensare alla sua applicabilità, all'organizzazione gerarchica di chi sarà predisposto a diffondere questo pensiero e sotto che termini, e a lungo andare il principio base si perde nella burocrazia spirituale e nella mancanza di volontà delle moltitudini di seguire delle semplice regole. La stessa cosa accade al povero Ghandi, che anche lui privandosi di ogni cosa, per arrivare all'essenza del nosro io, riesce faticosamente a cacciare gl'inglesi dal suo paese e fa coesistere caste e religioni cosi diverse in un territorio cosi vasto. Non per essere ripetitivo, ma anche qui dopo la sua morte tra Hindu e Mussulmani scoppia il pandemonio, ci si divide, si creano il Pakistan e il Bangladesh, dando vita a sacche di resistenza che tuttora non riescono a convivere pacificamente, e come di consueto della sua lotta non violenta non ci si ricorda gran chè. Il caso di Marx, può sembrare fuori luogo, ma come detto prima io adoro i principi, e anche qui il buon vecchio Karl, prevede il collasso del consumismo e il deteriorarsi della nostra società, crea un pensiero che non è solo politico, ma lo diventa ben presto, che nonostante sulla carta sia funzionale poi nella sua applicazione ne esalta i difetti, non perchè sia la sua teoria difettosa, ma perche chi ha poi dovuto metterla in pratica lo era.
Tutto questa a grandi linee, per dire che spesso e volentieri non sono le religioni, i pensieri le filosofie o le leggi che non riescono a governarci, ma siamo noi che facciamo fatica a seguirle ed osservarle.
In fondo invidio chi ha fede calcistica perche per loro, 'La Roma nun se discute'.

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