21 mar 2010

CHI HA PAURA DI OSARE?

La nostra societa,il nostro modo di vivere, cioè quello occidentale...la fiera del consumismo per intenderci... che come detto già mille volte riguarda solo un a piccola parte del'intera popolazione mondiale, ci sta dando di tutto, se fossimo tutti dei bambini, e forse lo siamo, saremmo gli infanti più felici del mondo. Infondo viviamo in una specie di paese dei balocchi, dove è possibile acquistare qualsiasi tipo di giocattolo più o meno sofisticato, dalle playstation agli I-phone, dalle macchine ibride, agli scooteronifuturistici, cellulari-computer, macchine fotografiche digitali che ci rendono tutti dei Cartier Bresson, parabole e decoder che ci fanno vedere mille canali da tutto il mondo ma poi a noi infondo interessa solo il calcio, tom tom che ci guidano in ogni dove di queste giungle metropolitane complicatissime e pericolossissime che nascondo insidie dietro ogni angolo, anche se a me mi hanno insegnato sempre che chiedere informazioni non lede la mia figura machista. Insomma non cè necessita che non abbia una soluzione che rende la nostra vita sempre più facile, inducendo i nostri sforzi celebrali al minimo, atrofizzando quell'unico muscolo che andrebbe allenato sempre di più. Solo il sapere rende gli uomini veramente liberi, e noi che pensiamo di esserlo in verità siamo in schiavitù silente da molto tempo, siamo schiavi delle stesse cose che bramiamo e che desideriamo, siamo come dei tossici che dipendono dalle cose che ci obbligano inconsciamente a comprare. Questa corsa senza fine al successo e al possesso ingordo di beni, ci porta ad avere paura, siamo terrorizzati che poi qualcuno ci possa portare via tutto questo ben di dio, e quindi guardinghi affrontiamo ogni giorno con il sospetto e la paura, e soprattuto la diffidenza del prossimo, portando avanti vite senza rischio, senza incoscienza, quella sana incoscienza che in realtà ci guida e ci porta avanti da sempre. Il tutto si riflette nella nostra arte, il cinema, la musica e qualsiasi forma di espressione che ormai non si avventura Più in terreni rischiosi perché in fondo abbiamo paura di dire e di fare qualcosa che a qualcuno possa sembrare stonato. Allora non meravigliamoci del paese in cui viviamo, non meravigliamoci di chi ci rappresenta in politica, non meravigliamoci della merda che passano alla tv, smettiamola sempre di dare la colpa alla societa, al governo, al sistema e a tutte queste entita senza identità che in realtà noi rappresentiamo in quanto collettività. guardiamoci dentro e incominciamo ognuno di noi ad impegnarsi personalmente quotidianamente per rendere il paese in cui viviamo un pò migliore, cerchiamo di fare qualcosa di diverso, quelche follia, una sana pazzia, e non sia mai che ci si diverta nel farlo, potreste prenderci il vizio....quello buono.

BRANO CONSIGLIATO: Rat Race, Bob Marley

1 commento:

  1. Non so se possa essere considerata una pazzia, ma sicuramente metterebbe in crisi il sistema della comunicazione attuale: scegliere di non scegliere.
    Siamo abituati a subire una comunicazione passiva dove ci vengono offerti prodotti da consumare in cambio di qualche illusorio o temporaneo stato di appagamento. L'esempio più evidente e diretto è la pubblicità, che è un po' dovunque oramai, diretta o indiretta. Applichiamo il nostro potere decisionale solo al positivo, nel senso che "compriamo" quando un prodotto lo troviamo "istintivamente attraente", non ricordando il battage pubblicitario dietro.
    Beh, la follia tanto inaspettata in questo sistema è avere una visione critica dei media, decidendo di "non comprare" quello che "troviamo non attraente", un giornale fazioso, quanto uno spettacolo televisivo degradante o inutile. Il tutto potrebbe essere applicato alla politica, basta sotituire la parola comprare a votare. Il modello è lo stesso.
    Il risultato sarebbe in primo luogo personale in quanto ne avremmo guadato in osservazione critica, uno strumento indispensabile per la nostra crestita culturale personale. Gli stessi media si troverebbero a reinventare il loro modello, che si troverebbe di fronte non più un pubblico passivo, ma attivo.

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